Aliquote di conversione: storiche, modelli e reali
Impressum: di Herbert Brändli, direttore di B+B Previdenza SA. Scaricare questo articolo in forma di PDF.
In riferimento alla crescente aspettativa di vita, da più parti oggi è richiesta una riduzione delle aliquote di conversione. Una pretesa seria dettata da una mutata condizione richiede un’approfondita conoscenza della situazione di partenza e dei relativi parametri di riferimento. Uno sguardo indietro dimostra un quadro sorprendente e richiederebbe, prima della riduzione, una correzione verso l’alto specialmente se le casse pensioni vogliono affermare la loro ragione d’essere.
Le casse pensioni costituiscono per i loro beneficiari durante la fase attiva, i capitali di copertura che saranno utilizzati più tardi per il finanziamento delle rendite, dovute generalmente fino al decesso dei destinatari. I capitali di copertura disponibili al pensionamento sono trasformati in rendite con le cosiddette aliquote di conversione. Determinanti per la definizione delle aliquote di trasformazione sono le aspettative di vita dei beneficiari di rendite, così come i proventi che possono essere realizzati, con ogni probabilità, sul lungo periodo. L’ammontare della rendita è infine il risultato formato dall’aliquota di trasformazione e dal capitale di copertura.
Modello LPP
Nel modello LPP il capitale di copertura corrisponde all’avere di vecchiaia. Esso è generato, secondo il modello, da accrediti ed interessi. Da questo e con l’aliquota di trasformazione legale è calcolata, al pensionamento, la rendita di vecchiaia. L’aliquota di conversione e i tassi d’interesse, applicati durante la fase di risparmio, sono definiti politicamente.
In base al modello e nonostante l’economia crescente, le prestazioni in rendite sono state ridotte dal 1985 di circa il 30 percento a causa dei nuovi parametri fissati nell’ambito dei tassi d’interesse e delle aliquote di conversione. Motivo sufficiente per una verifica retroattiva. Sulla base delle effettive aspettative di vita abbiamo elaborato, in modo retrospettivo, le aliquote di conversione la cui applicazione sarebbe stata possibile con le diverse strategie d’investimento e comparato i diversi valori tecnico-assicurativi (cfr. grafico). Il calcolo tecnico-assicurativo è stato eseguito con un tasso d’interesse tecnico del 4 %.
Aliquota di conversione biometrica ed economicamente corretta
L’esame delle aliquote di conversione la cui applicazione sarebbe stata possibile con un inizio annuo della rendita si estende dal 1925 al 1988. Il confronto per il periodo successivo non è stato eseguito poiché i relativi beneficiari di rendite, statisticamente, sono ancora in vita. Le aliquote di conversione che posteriormente sarebbero risultate “corrette” sono molto differenti tra un anno e l’altro. Le oscillazioni rispecchiano in particolare i rischi demografici e i rischi dei mercati dei capitali delle casse pensioni. Essi hanno il compito sociale di livellare queste oscillazioni sul lungo periodo. Il riequilibrio dovrebbe avvenire su un tenore economico possibilmente elevato. Tre possibili livelli sono indicati nel grafico tramite la media lineare del tracciato delle curve. Essi esprimono un andamento secondo il modello, con un tasso tecnico del 4 % così come con le strategie d’investimento con il 25 % rispettivamente il 60 % di quota azionaria.
Confronto retrospettivo delle aliquote di conversione con i valori attuariali:

Secondo le aspettative, scendono sia le aliquote di conversione attuariali sia quelle storicamente osservate e livellate. Con l’inizio della rendita nel 1925 le aliquote di conversione tecnico-assicurative e individuate con le diverse strategie d’investimento erano molto vicine, tra l’11 % e il 12 %, vale a dire che con un avere di vecchiaia di CHF 100'000 era possibile attendersi una rendita annua di CHF 11'500 e la stessa era anche stata realizzata economicamente. L’aliquota di conversione attuariale è diminuita fino al 1988 al 7,6 % e si situa nel frattempo al 6,8 %. Se la strategia d’investimento comprendeva una quota azionaria del 25 %, l’aliquota di conversione nel 1988 raggiungeva ancora il 9 % e la relativa rendita annua ammontava a CHF 9'000. Con una quota azionaria del 60 % l’aliquota di conversione e la rendita si riducevano fino a quel momento al 10,5 % rispettivamente a CHF 10'500. La perdita finanziaria sulle rendite ha dovuto essere accettata a causa del crescente periodo di versamento delle rendite ed è stata compensata parzialmente grazie all’incremento della produttività ed ai relativi aumenti dei rendimenti risultanti dalle attività d’investimento. L’entità della compensazione è mostrata nelle differenti variazioni delle medie lineari che, con l’aumento delle quote azionarie sono aumentate in modo analogo, vale a dire con risultati meno negativi.
Una tendenza corretta si basa su un livello sbagliato
Nel modello LPP il capitale di copertura corrisponde all’avere di vecchiaia. Nel 1985 è stata fissata un’aliquota di conversione del 7,2 % per la rendita al momento del pensionamento. In seguito ad una riduzione al 6,8 % motivata da ragioni biometriche, ora questa dovrebbe essere gradualmente ridotta al 6,4 % a causa di minori attese nell’ambito dei rendimenti. Singoli offerenti previdenziali si limitano già oggi ad applicare nel regime sovra obbligatorio un’aliquota di conversione del 5,4 %. Per confronto: senza interessi e con una durata di 20 anni si calcola un’aliquota di conversione del 5 %.
Uno sguardo sul passato conferma che le aliquote di conversione diminuiscono tendenzialmente perché le aspettative di vita aumentano. Per contro, il livello tecnico-assicurativo assoluto mostrato si posiziona molto al di sotto delle possibilità storiche realizzabili attraverso una gestione economicamente sostenibile dei capitali previdenziali. Inoltre la diminuzione non è avvenuta in modo così rapido come previsto dal legislatore. Le relative aliquote di conversione si basano su tassi d’interessi „senza rischi“ che sul lungo periodo compensano a malapena il rincaro. Sulla base di simili parametri si impedisce uno sviluppo economico equo delle casse pensioni e si distrugge in modo continuo il potere d’acquisto. La ragione economica d’essere delle casse pensioni è così, in linea di principio, messa in discussione perché i lavoratori condannati al risparmio forzato potrebbero conseguire individualmente, sul lungo periodo, rendimenti migliori a costi inferiori.
La pratica oltre il mondo dei modelli
I parametri sopra indicati si basano sulla dilagante credulità degli svizzeri nei modelli. Fortunatamente la maggior parte delle casse pensioni non si muovono più in queste rigide norme LPP. Profond, per esempio, si è prefissa obiettivi più elevati nell’ambito delle prestazioni. L’esempio di questa fondazione collettiva dimostra, in pratica, come sono misurate le rendite, quando la capacità economica è superiore ai parametri di riferimento: il capitale di copertura è composto al pensionamento dall’avere di vecchiaia individuale e da una riserva supplementare. Da ciò è calcolata la possibile rendita con l’aliquota di conversione tecnico-assicurativa corretta, attualmente del 6,8%. Esempio:
Avere di vecchiaia CHF 100'000 + riserva CHF 6000 = capitale di copertura CHF 106'000 * 6,8 = rendita 7208.
In realtà il processo si svolge all’inverso. Il regolamento indica che la rendita è calcolata con il 7,2% dell’avere di vecchiaia. Quest’ultimo viene trasferito, al momento del pensionamento, con una riserva di CHF 5'885 nel capitale di copertura per le rendite. Anziché ridurre l’aliquota di conversione a causa delle aumentate aspettative di vita, sono aumentate in modo continuo e nell’entità necessaria le riserve per il mantenimento della garanzia dell’aliquota di conversione, analogamente al procedimento delle casse con il primato delle prestazioni. Tutte le rendite sono così, sin dall’inizio della decorrenza, completamente finanziate. Con questo è assicurato che non avviene una ridistribuzione tra gli assicurati attivi ed i beneficiari di rendite. Le aumentate aspettative di vita dei beneficiari di rendite e gli eventuali aumenti delle rendite sono coperte dai rendimenti che fruttano i capitali di copertura delle rendite.
L’equilibrio del rischio di fluttuazione
La costante e moderata diminuzione delle aliquote di trasformazione richiede un equilibrio dei rischi demografici e dei rischi inerenti i mercati dei capitali. In linea di principio questo può avvenire tramite il tempo oppure tramite la diminuzione della quota azionaria nella strategia d’investimento. Le riserve di fluttuazione per contro non sono un rimedio sperimentato del management del rischio. Tuttavia con ciò può essere evitato che il grado di copertura insufficiente si trovi al di sotto di un determinato livello, invece le oscillazioni del patrimonio non possono livellate. D’altra parte le riserve ostacolano una compensazione equa e sociale dei rischi biometrici. Più elevate sono le riserve, più i destinatari sono privati di mezzi.
Il livellamento mediante la modifica della strategia d’investimento influenza fortemente il livello economico. Esso dovrebbe avvenire in modo anticiclico e non sarebbe adatto per ragioni psicologiche perché, in caso di una copertura insufficiente i rischi d’investimento dovrebbero salire e viceversa. In pratica avviene sovente addirittura la misura contraria, il che abbassa ulteriormente il potenziale rendimento con i mercati finanziari in diminuzione, mettendo in pericolo la sicurezza e l’economicità delle casse pensioni.
Gli assicurati che devono abbandonare una cassa subiscono le fluttuazioni. Un trattamento di favore degli altri assicurati può essere evitato se, in caso di cambiamento del posto di lavoro, si possono mantenere i fondi presso la cassa in cui questi sono stati acquisiti. Così le casse pensioni si garantiscono la possibilità di livellare con il tempo i propri rischi centrali senza dover nel contempo limitare la propria produttività economica.
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